“Il mio sarà anche un partito familistico come dice, ma se un partito familistico sfiora il 10 per cento in Campania allora significa che abbiamo tanti parenti, la famiglia è grande, non siamo soli, non abbiamo nè orfani nè vedove”.
Lei di questa famiglia è il patriarca…

“Spero di essere un patriarca che ragiona, che discute, che ha saggezza. Cosa che non fanno gli altri”.

Le parole di De Mita potrebbero avere ripercussioni sull’alleanza?
“Mi pare ovvio sul piano politico che, laddove De Mita rappresentasse una questione permanente di odio rispetto all’Udeur, il problema non sarebbe soltanto nostro ma dell’intero centrosinistra. Da una parte dell’alleanza c’è una guerra a oltranza a noi, e gli altri alleati non possono ignorarlo”.

Sta chiedendo agli altri partiti di prendere le distanze da De Mita?
“L’alleanza vale se c’è rispetto reciproco. Se questo rispetto non c’è, ne prenderemo atto. Lo faremo presente e se dagli alleati non verrà alcuna solidarietà ne trarremo le conseguenze. Spero che non sia così e che la sua sia una voce sempre più isolata e stonata. Ma è ovvio che se quello che pensa De Mita diventa una pratica di tutti questo pone un problema serio”.
De Mita sostiene che il centrosinistra non è un mercato.

“Beh, a vedere quello che ha fatto lui per otto mesi rispetto a Bassolino, mi pare che il suo partito sia da mercato”.
Ultimamente ha fatto discutere il passaggio di un consigliere comunale di Napoli da An all’Udeur.

“La politica è tante cose, e tra le tante c’è il criterio di sopportarsi. In politica non c’è la indissolubilità del matrimonio”.

A proposito di matrimonio indissolubile, si fa sempre più insistente la voce di un passaggio nell’Udeur di Lorenzo Montecuollo e Domenico Porfidia, deputato e consigliere regionale dell’Udc.

È solo una voce?
“Non lo so, è un fatto casertano di cui non sono a conoscenza.
Ma il problema è un altro”. Quale?

“È singolare è che se uno viene con noi è uno che non è espressione di natura morale, se invece va con la Margherita allora va benissimo. È una doppia morale che non accetto”.

PAOLO MAINIERO